Autocrazie unite
Da quando Donald Trump si è rivolto al Cremlino con un entusiasmo superiore a ogni previsione, molti analisti sostengono che tanta disponibilità abbia l'obiettivo di posizionare gli Stati Uniti tra Russia e Cina, scongiurando la possibilità di un'alleanza più stretta tra i due giganti dell'Eurasia. Al di là delle valutazioni sulla correttezza di questa teoria, contestata da altri esperti e dimostrabile soltanto nel medio periodo, per ora l'avvicinamento tra Mosca e Washington non ha provocato spaccature con Pechino.
In occasione del terzo anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina, lunedì il presidente cinese Xi Jinping ha avuto una conversazione telefonica con Vladimir Putin in cui è stato riaffermato il principio di «amicizia senza limiti» tra i due paesi, sottolineando che «le relazioni sino-russe hanno un valore strategico unico e non sono minate né influenzate da terzi». Il messaggio è quindi abbastanza chiaro. La notizia della chiamata — ampiamente diffusa dai media di Stato cinesi — vuole dissipare ogni dubbio sulla possibilità che gli Stati Uniti riescano ad allontanare la Russia dalla Cina.
Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, poco più di un mese fa, Xi e Putin si sono parlati già due volte. Tornare sul concetto di «amicizia senza limiti» il giorno del terzo anniversario della guerra è una scelta significativa, poiché questa frase risale a un incontro tra Xi e Putin che ebbe luogo in Cina poche settimane prima del giorno in cui le Forze armate russe hanno iniziato a marciare verso Kyiv.
«I russi vogliono vedere cosa è disposto a offrire Trump per creare una distanza tra Mosca e Pechino, ma sono fiduciosi di potere coltivare con pragmatismo entrambe le relazioni» scrive il politologo russo (espatriato) Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center.
In teoria, invece di allontanarsi da Pechino, nel prossimo futuro la Russia potrebbe costruire relazioni economiche sia con gli Stati Uniti che con la Cina mettendo in secondo piano l'Europa, ribaltando la geografia del ventennio che ha preceduto la guerra, quando i russi privilegiavano i rapporti con i paesi europei rispetto a quelli con gli americani.
In questi tre anni la Russia (che ha fatto dell'aggressione dell'Ucraina una crociata contro l'intero Occidente) e la Cina (in competizione con gli Stati Uniti che cercano di contrastarne la crescita economica e militare) hanno trovato una causa geopolitica comune.
A differenza dei governi europei, travolti dall'allineamento tra Washington e Mosca e dalla retorica aggressiva dell'amministrazione Trump, Pechino si è detta «contenta di vedere gli sforzi positivi fatti dalla Russia e da tutte le parti interessate per disinnescare la crisi» in Ucraina, auspicando la creazione di un gruppo di nazioni chiamate «amici della pace».
Pechino vuole presentarsi come un attore neutrale nel conflitto, nonostante sia chiaro a tutti il ruolo determinante della Cina nel sostenere lo sforzo bellico del Cremlino (negato dal governo cinese) e in generale nel tenere in piedi la fragile economia russa. Nella telefonata Xi e Putin hanno anche discusso i preparativi per la partecipazione del leader cinese alla commemorazione del 9 maggio della vittoria sovietica sulla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale.
Nel frattempo a Mosca c'è già chi si proietta avanti, immaginando di vedere anche Trump seduto al fianco di Putin durante la parata militare sulla Piazza Rossa. Tuttavia l'inquilino della Casa Bianca ha fatto sapere che non ci sarà.


