Disinformazia 2.0
La Romania è diventato il primo Stato democratico dell'Unione europea ad annullare un'elezione a causa di presunte interferenze russe, ma non è certo il primo Paese in cui vengono mosse accuse del genere. Secondo l'intelligence moldava e rumena, la campagna per influenzare le presidenziali in Romania è stata simile all'operazione condotta a ottobre in Moldova, dove si stima che Mosca potrebbe aver speso 100 milioni di dollari — in un Paese di 2,4 milioni di abitanti — per convincere gli elettori a votare “no” al referendum sull'adesione all'Ue e in favore del candidato presidenziale filorusso.
In Romania la decisione della Corte costituzionale di annullare la vittoria al primo turno di Călin Georgescu è stata motivata da un rapporto dei servizi d'intelligence in cui si afferma che costui ha beneficiato illegalmente di una «sofisticata e massiccia campagna sui social media» organizzata dalla Russia.
L'operazione si è concentrata sul pagamento di un centinaio di influencer locali — che in totale hanno 8 milioni di follower — per la pubblicazione su TikTok e altri social di contenuti legati alla campagna di Georgescu. I loro post venivano amplificati da una rete di social bot, ovvero gli account automatizzati che rilanciano sistematicamente i contenuti degli influencer aumentandone la portata. Un'operazione di disinformazione 2.0 che nelle settimane precedenti il voto ha portato il nome di Georgescu al nono posto nella classifica globale dei trending topic di TikTok, da un Paese di soli 19 milioni di abitanti.
Il testo di apertura usato dagli influencer rumeni era quasi identico a quello usato in Moldova nei post che sostenevano il candidato presidenziale filorusso Alexandr Stoianoglo. Sabato mattina le autorità rumene hanno arrestato Bogdan Peșchir, un informatico 36enne accusato di essersi occupato del finanziamento dell'operazione. Peșchir avrebbe fatto donazioni su TikTok per oltre un milione di euro e speso 381mila dollari per pagare gli influencer. Gli investigatori hanno trovato 7 milioni di dollari in criptovalute a suo nome.
Gran parte degli influencer hanno ammesso di essere stati ingaggiati per promuovere Georgescu e hanno chiesto scusa ai loro follower, riconoscendo di essere stati troppo ingenui o spiegando che sono stati ingannati.
Stanislav Secrieru, consigliere per la Sicurezza nazionale della presidente moldava Maia Sandu, ha detto al Financial Times che non c'è una soluzione precisa alle interferenze elettorali nella sfera digitale, poiché la tecnologia ha reso obsoleti i tradizionali metodi di monitoraggio, come gli osservatori ai seggi e le regole per il finanziamento dei partiti: «Oggi le interferenze si muovono alla velocità della luce, aggirando i limiti delle leggi esistenti e superando le nuove prima che entrino in vigore».
Tuttavia, le nuove strategie digitali per destabilizzare le democrazie non sostituiscono del tutto i vecchi metodi. Nella notte fra sabato e domenica in Romania sono stati arrestati venti uomini che si stavano recando a Bucarest, accusati di voler creare disordini per protestare contro la cancellazione delle elezioni presidenziali. Nelle loro auto sono state trovate armi come pistole, coltelli e machete. A capo del gruppo c'era il temibile Horatiu Potra, un ex mercenario che ha combattuto in Africa e ha avuto contatti con i russi del Gruppo Wagner, oggi noto come guardia del corpo di Georgescu. Fonti della versione rumena di Euronews sostengono che fra obiettivi di Potra c'era l'intimidazione di politici e giornalisti ritenuti in contrasto con Georgescu.


