Divergenze russe
Questa settimana a Mosca si è tenuto il consueto forum degli investimenti organizzato dal colosso bancario statale Vtb Bank, uno dei tanti convegni economici russi che prima dell'invasione dell'Ucraina veniva regolarmente frequentato da uomini d'affari occidentali. Durante il suo intervento Vladimir Putin si è lamentato per l'inflazione troppo alta e ha detto che, secondo lui, la risposta principale dovrebbe essere un massiccio aumento dell'offerta di beni e servizi per far scendere i prezzi.
Il problema è che ormai la maggioranza delle risorse finanziarie e umane della Russia sono orientate alla guerra, con una disoccupazione al 2,3% che, all'atto pratico, significa che le aziende del settore civile non potrebbero aumentare la produzione (e quindi l'offerta)neanche se volessero, poiché non c'è il personale per farlo. A dirlo è la governatrice della Banca centrale russa Elvira Nabiullina, che in diverse occasioni — compreso questo forum, in cui ha parlato prima di Putin — ha spiegato che l'economia russa è vicina al limite e ha bisogno di un “raffreddamento”, obiettivo da raggiungere attraverso l'aumento del costo del denaro.
La Russia sta iniziando a pagare le conseguenze della politica della Banca centrale, che dopo aver portato rapidamente il tasso di riferimento al 21 (dall'8,5% di luglio) non esclude di alzarlo di nuovo nella riunione del 20 dicembre. Le aziende — comprese le grandi società statali come Gazprom (gas), Rosneft (petrolio), le ferrovie e gli appaltatori della Difesa del conglomerato Rostec — stanno tagliando gli investimenti del 2025 per i costi eccessivi di finanziamento. Ai tassi di prestito attuali la redditività di molte imprese è di fatto paralizzata o è diventata inferiore ai rendimenti dei titoli di Stato russi, rendendo insensato fare investimenti.
Una prospettiva vista con allarme dai grandi oligarchi dell'industria e dal Ministro dello Sviluppo economico Maksim Resetnikov ma con ottimismo da Nabiullina, dato che il rallentamento dei prestiti significa che l'economia sta iniziando a raffreddarsi e con essa (sperano) l'inflazione. Due visioni opposte all'interno del cerchio stretto del regime putiniano, destinate inevitabilmente a scontrarsi. Secondo gli esperti, allentare le politiche monetarie della Banca centrale spingerebbero la Russia nel territorio dell'iper-inflazione, visto che la radice di ogni problema dell'economia russa è la volontà di proseguire a tutti i costi il conflitto, argomento di cui nessuno può però parlare pubblicamente.
Altrimenti, l'alternativa per Mosca è abbracciare esplicitamente l'economia di guerra, adottando politiche estreme e destinate al fallimento come il controllo dei prezzi e la pianificazione centrale. Una prospettiva che non andrebbe a genio all'élite russa, che in questi anni ha continuato ad accumulare ricchezze in giro per il mondo con la connivenza del Cremlino. Questa settimana si è conclusa un'indagine della polizia britannica che ha neutralizzato due reti che operavano dalla Russia per riciclare denaro sporco per conto di oligarchi, criminali e spie, trasferendo miliardi di dollari attraverso le criptovalute in Europa, Sudamerica e Medio Oriente.
La National Crime Agency (Nca) ha arrestato 84 persone in diversi Paesi, scoprendo che la rete è stata utilizzata anche dai servizi segreti russi per finanziare attività di spionaggio. La Nca ritiene che le reti smantellate — Smart e Tgr — avessero legami con i vertici del settore finanziario russo, le stesse persone che il 4 e 5 dicembre erano al World Trade Center di Mosca ad ascoltare le parole di Nabiullina, Resetnikov e Putin.


