Esproprio strategico
Il governo dei Paesi Bassi ha oltrepassato il Rubicone geopolitico nelle relazioni con la Cina, con una mossa che chiama in causa tutta l’Unione europea. La scorsa domenica l’Aia ha reso noto di aver preso il controllo di Nexperia, una società olandese di proprietà cinese che produce chip per auto e componenti microelettronici. Nexperia è stata acquisita nel 2017 dalla cinese Wingtech, produttore di semiconduttori posseduto in parte dallo Stato cinese. Le autorità olandesi hanno fatto ricorso a una legge di settant’anni fa mai usata prima, che in circostanze eccezionali consente al governo di intervenire direttamente nella gestione delle imprese private.
La decisione è stata motivata come una misura cautelativa per evitare che, in caso di emergenza, i chip della filiera dell’automotive smettano di essere disponibili, mettendo a rischio «la continuità e la salvaguardia sul suolo olandese ed europeo di conoscenze e capacità tecnologiche cruciali». L’Aia ha parlato di «segnali di gravi carenze» nella gestione aziendale, senza fornire ulteriori spiegazioni. Le attività di Nexperia potranno continuare, ma per i prossimi 12 mesi l’amministrazione sarà affidata a persone esterne che rispondono alle autorità olandesi.
La mossa rappresenta un allineamento senza precedenti alla linea dura degli Stati Uniti nei confronti della Cina, dato che nel dicembre 2024 la Wingtech è stata inserita da Washington nella lista delle aziende sottoposte a restrizioni al commercio. Lo scorso mese Donald Trump ha esteso quelle limitazioni a tutte le sue sussidiarie, quindi anche a Nexperia. Adesso per i Paesi Bassi e l’Ue arriva la parte difficile: gestire la ritorsione di Pechino, preparandosi ad affrontare un mondo diviso tra gli ecosistemi commerciali concorrenti delle due superpotenze.
La Wingtech ha dichiarato che intraprenderà le azioni legali necessarie per tutelare i suoi diritti, ma anche che cercherà il sostegno del governo cinese. Il Ministero degli Esteri della Cina ha dichiarato la sua contrarietà «all’uso improprio dei concetti di sicurezza nazionale e all’applicazione di misure discriminatorie contro le società cinesi», sostenendo che i Paesi Bassi dovrebbero «astenersi dal politicizzare le questioni economiche e commerciali e aderire realmente ai princìpi del mercato» (quest’ultima affermazione fa un certo effetto, visto che proviene dalle istituzioni di uno Stato comunista).
La reazione della Cina probabilmente sarà indiretta e asimmetrica, colpendo altri segmenti dell’interscambio sino-olandese. Le tensioni economiche tra l’Aia e Pechino non sono una novità, anche se finora non erano mai giunte a un tale livello di scontro diretto. A partire dal 2019 i Paesi Bassi hanno risposto alle pressioni degli Usa iniziando a limitare le esportazioni dell’olandese ASML, colosso globale della produzione di macchinari per fabbricare chip. Oggi la ASML non può vendere alle aziende cinesi i suoi macchinari litografici ad altissima precisione (di fatto gli unici sul mercato) con cui produrre i semiconduttori di ultimissima generazione.
Tuttavia, la scelta olandese non rappresenta un cambio di atteggiamento dell’Europa nei confronti della Repubblica Popolare. Alcuni governi nell’Ue sono arrivati alla conclusione che la strategia di penetrazione economica della Cina rappresenta tanto un’opportunità quanto una potenziale minaccia, ma altri – come la Spagna – non hanno neanche iniziato a porsi quel genere di domande, mentre l’Ungheria si offre come un alleato di Pechino all’interno delle istituzioni di Bruxelles così come lo è già per la Russia.


