Gioventù sprecata
L'economia della Cina è in difficoltà da parecchio tempo. I consumi interni sono deboli, la popolazione sta invecchiando e i dati trionfali sulle esportazioni sono a rischio a causa dell'irritazione che provocano nei paesi — non soltanto occidentali — che vengono inondati dalle merci cinesi. Nel suo discorso di Capodanno il presidente Xi Jinping ha espresso fiducia per le prospettive economiche, ma non ha potuto fare a meno di riconoscere che il tempo della crescita illimitata è finito. Il gigante dell'Asia sta affrontando problemi paragonabili a quelli dei paesi della vecchia Europa, senza però aver raggiunto gli stessi livelli di ricchezza.
La Cina oggi è un Paese in cui un bidello del liceo è un ragazzo con un master in Fisica, una donna di 29 anni laureata in Finanza fa la fisioterapista in una clinica di Shanghai sognando di mettersi in proprio, un dottorando della prestigiosa Università Tsinghua decide di fare domanda per diventare un ausiliario di polizia. Si tratta di storie reali raccontate dal corrispondente della Bbc, che illustrano le contraddizioni di un'economia grande, potente e con livelli di crescita nettamente superiori a quelli europei ma in cronica difficoltà e di fatto in stagnazione da quattro anni.
La crescita intorno al 5% è infatti troppo debole per un paese ancora emergente come la Cina, abituato a percentuali vicine alla doppia cifra. Se misurato in dollari, dal 2021 al 2023 il valore del Pil cinese è rimasto fermo a 17.8mila miliardi di dollari; nel 2024 è aumentato a 18,2mila miliardi. Nello stesso periodo il Pil degli Stati Uniti si è ingrandito da 23,6mila a 27,6 miliardi di dollari.
Il sogno cinese è finito e a pagare il prezzo più alto sono i giovani che, dopo aver passato anni a studiare discipline manageriali, devono rivedere drasticamente al ribasso i loro progetti di affermazione personale. Se i settori che un tempo permettevano ai nuovi laureati di avere un lavoro e una carriera adesso offrono condizioni al di sotto dei vecchi standard, in altri settori le opportunità di impieghi ben pagati stanno sparendo del tutto.
Allo stesso tempo, spiega un'inchiesta del programma televisivo olandese Nieuwsuur le aziende e le industrie cinesi dell'high-tech fanno fatica a trovare professionisti e tecnici qualificati. A giugno 2024 la disoccupazione giovanile aveva superato il 20%, l'ultimo dato affidabile prima che Pechino rivedesse la metodologia del calcolo statistico per migliorare i dati. Ciò nonostante, a novembre (ultimo valore registrato) era comunque al 16,1%.
Xi vorrebbe trasformare la Cina in un'economia ad alta tecnologia, un'ambizione che si sta scontrando con i limiti del livello di istruzione del Paese. Soltanto il 30% dei cinesi (circa 420 milioni di persone) ha un diploma di scuola superiore mentre la maggior parte dei nuovi laureati non ha le competenze richieste dalle imprese. Ciò significa che nei prossimi anni centinaia di milioni di abitanti della Repubblica Popolare — su una popolazione da 1,4 miliardi di persone — avranno grosse difficoltà a connettersi con il mercato del lavoro.
Per rilanciare la crescita e l'occupazione, il 4 gennaio Pechino ha annunciato un grande piano infrastrutturale per costruire nuovi porti, aeroporti, ferrovie e strade per collegare la Cina orientale alle provincie della Cina occidentale, aree che coprono due terzi del territorio nazionale ma strutturalmente più povere e meno popolate delle megalopoli costiere. Ancora una volta Pechino punta sulle costruzioni per aumentare il suo Pil.



