I sicari di Teheran
Spesso si è sentito parlare delle attività di spionaggio e degli omicidi mirati organizzati dalla Russia, meno di azioni simili perpetrate dall'Iran. In base ai rapporti delle agenzie d'intelligence occidentali e ad alcuni casi giudiziari, negli ultimi decenni il regime iraniano è stato implicato in una serie di operazioni segrete in Europa, Turchia e Stati Uniti con uccisioni e rapimenti di dissidenti, giornalisti, avversari politici e disertori. Le azioni clandestine vengono architettate principalmente da una forza d'élite dei Guardiani della rivoluzione, la famigerata “Unità 840”, che nell'esecuzione finale non usa i suoi agenti ma preferisce affidarsi a reti criminali.
Una tattica ibrida che permette a Teheran di restare nella zona della “negazione plausibile' mentre esporta all'estero la violenza che usa in patria. Questo modus operandi ha radici lontane. La prima vittima fu infatti Shahriar Shafiq, nipote dello Scià deposto, assassinato nel 1979 a Parigi pochi mesi dopo la rivoluzione islamica: un omicidio di Stato rivendicato pubblicamente dall'ayatollah Khalkhali. Da allora l'Iran non ha mai smesso di dare la caccia agli oppositori all'estero, ma negli anni Novanta ha iniziato a usare sicari e altri “intermediari” criminali per oscurare il suo coinvolgimento.
In questo campo la figura più inquietante emersa negli ultimi anni è Naji Sharifi Zindashti, un potente narcotrafficante iraniano. Il suo nome è legato agli omicidi in Turchia di Saeed Karimian (imprenditore dei mass media assassinato nel 2017) e Massoud Molavi (disertore del regime ucciso nel 2019) nonché al rapimento del 2020 di Habib Chaab, attivista poi riapparso in Iran per essere condannato a morte e impiccato. Lo scorso anno Zindashti è stato incriminato dagli Usa per aver pianificato l'omicidio – sventato nel 2021 – di due rifugiati iraniani che vivevano nel Maryland. Attualmente è ricercato.
Nel corso degli anni l'Iran è diventato sempre più audace. A marzo di quest'anno un tribunale di New York ha condannato due membri della mafia russa che stavano organizzando l'omicidio di Masih Alinejad, celebre attivista iraniana naturalizzata statunitense la cui morte non sarebbe passata inosservata. Dall'indagine è emerso che gli agenti iraniani avrebbero offerto ai sicari 500mila dollari per farla fuori, dopo il fallimento degli sforzi per intimidirla e diffamarla. Nel 2021 l'Fbi aveva anche sventato un piano per rapirla.
In Europa sono state usate le bande svedesi “Foxtrot” e “Rumba” – composte da persone con background migratorio non europeo – per colpire nel 2024 le Ambasciate israeliane a Stoccolma e a Bruxelles. L'intelligence svedese ha inoltre confermato che l'Iran ha usato per anni gruppi criminali per colpire ebrei legati a Israele, funzionari israeliani e dissidenti iraniani in Svezia. Allo stesso modo, i servizi segreti del Regno Unito hanno detto che nel 2024 sono stati sventati almeno 20 complotti di Teheran volti a perseguitare dissidenti espatriati e cittadini britannici di origine iraniana.
La scorsa settimana a Londra è iniziato il processo a tre presunte spie iraniane, accusate di aver pianificato azioni contro i giornalisti di Iran International, canale tv d'informazione con sede nel Regno Unito già oggetto di diversi attacchi. Nel 2023 una delle conduttrici, Sima Sabet, stava per essere uccisa con un'autobomba. Secondo Matt Jukes, capo della polizia antiterrorismo, l'utilizzo così esteso di reti criminali comporta però anche dei rischi per l'Iran: «A differenza degli agenti segreti, guidati dall'ideologia, i gruppi criminali sono mossi solo dal profitto ed è più facile infiltrarli».



