Il dumping interno cinese
L'ascesa della Cina a potenza globale del settore auto preoccupa i marchi di tutto il mondo, ma la sovracapacità produttiva del paese sta diventando un problema anche per il mercato interno. A giugno le autorità di Pechino hanno “ammonito verbalmente” le sedici principali case automobilistiche della Repubblica Popolare, invitandole a smettere di farsi concorrenza al ribasso. Negli ultimi anni i prezzi delle auto nuove in Cina si sono quasi dimezzati, facendo sospettare un calo della qualità costruttiva dei modelli. Pechino teme per la tenuta dell'intera filiera, poiché la competizione a ridurre i costi viene scaricata soprattutto sulle piccole e medie imprese.
Wei Jianjun, presidente della casa automobilistica Gwm, ha detto che nell'automotive cinese «potrebbe esplodere una bolla simile a quella che ha travolto l'edilizia». Un paragone forse eccessivo, ma il settore è diventato effettivamente molto spietato.
A novembre dello scorso anno la Byd dal 2023 il marchio più venduto in Cina e dal 2024 il maggior produttore di veicoli elettrici al mondo ha chiesto ai fornitori di ridurre i prezzi del 10% per affrontare la nuova annata. «Nel 2025 il mercato dei veicoli elettrici entrerà nella battaglia finale, un torneo a eliminazione diretta» recitava la mail firmata da He Zhigi, vice presidente della società. «Per migliorare la competitività delle auto Byd, tu e il tuo team dovete prendere sul serio la sfida e sfruttare efficacemente lo spazio per la riduzione dei costi».
Il messaggio si concludeva esortando i fornitori a inviare i preventivi aggiornati entro il 15 dicembre. La richiesta ha suscitato l'indignazione delle imprese della filiera, che già venivano da un lungo periodo di schiacciamento dei margini di profitto, aumento dei volumi di lavoro e allungamento dei tempi di pagamento. Lo scorso anno il tempo medio impiegato da Byd per saldare le fatture dei fornitori è stato di 144 giorni, maggiore dei 124 dell'anno precedente.
Per rispondere alle lamentele degli imprenditori, a marzo il Consiglio di Stato cinese ha modificato il regolamento sulla garanzia dei pagamenti alle piccole e medie imprese: a partire da giugno tutte le aziende dovranno pagare i fornitori entro il termine di 60 giorni. Secondo gli analisti locali la guerra dei prezzi è imputabile a Tesla, che nel 2022 ha aggredito il mercato cinese innescando una concorrenza sui prezzi che ha schiacciato i profitti dei gruppi automobilistici.
A fine 2024 si temeva che nella prima meta di quest' anno ci sarebbe stata un'ulteriore corsa al ribasso, che puntualmente si sta verificando. Lo scorso mese Byd ha infatti annunciato il taglio dei prezzi di listino di 20 modelli, una mossa che ha spinto gli altri marchi dalla statale Changan alla Leapmotor, in parte posseduta da Stellantis ad annunciare la loro ondata di sconti. La Commissione cinese per lo sviluppo, la principale agenzia nazionale di pianificazione economica, ha messo in guardia il mondo imprenditoriale da questa competizione sfrenata.
Tuttavia, se è vero che da una parte la guerra dei prezzi pesa sui guadagni delle aziende, dall'altra sta contribuendo al consolidamento del settore, in particolare nel segmento dei veicoli elettrici. «Nei prossimi anni le auto elettriche cinesi potrebbero conquistare il mondo, replicando il successo avuto all'epoca dalle auto giapponesi» ha commentato al Financial Times un dirigente cinese di una società di ricambi auto. «Ma prima di arrivare a quel punto saranno eliminati molti giocatori».


