Il riso della discordia
A volte nelle relazioni internazionali le grandi visioni vengono bloccate da piccole fissazioni nazionalistiche, anche quando le difficoltà del momento storico richiederebbero un pragmatismo e una concretezza molto diversi. Umiliata dagli Stati Uniti di Donald Trump, l'India sta cercando di chiudere l'accordo commerciale con l'Unione europea, ma l'ostinazione sulla disputa dello status del riso basmati sta complicando i negoziati.
L'Ue non vuole schierarsi dalla parte di Nuova Delhi su questo delicato dossier, perché ciò minerebbe le relazioni con il Pakistan. Le due potenze nucleari dell'Asia meridionale rivendicano entrambe l'uso esclusivo della dicitura di questa pregiata varietà di riso a grano lungo, coltivata principalmente nelle regioni pianeggianti ai piedi dell'Himalaya e sostanzialmente non disponibile altrove, il cui nome (meritato) significa “regina della fragranza”.
L'idea dell'India è quella di stabilire la possibilità di etichettare come basmati soltanto il riso coltivato in un'area designata specifica, tutta indiana, che diventerebbe così l'unica a poter rivendicare l'originalità del prodotto e di conseguenza un prezzo più alto rispetto alle altre. I negoziatori di Bruxelles in missione a Nuova Delhi sono stati messi sotto pressione dalle controparti indiane, con la richiesta che l'Ue riconosca il diritto esclusivo dell'India di usare la dicitura basmati.
Una scelta del genere provocherebbe la rottura diplomatica con Islamabad dato che, a quel punto, il suo riso basmati — una delle maggiori voci d'esportazione del paese — non potrebbe più essere venduto nell'Ue come tale. I funzionari europei cercano di prendere tempo, poiché questo è uno dei punti chiave che in passato ha sempre fatto fallire le trattative commerciali con Nuova Delhi.
Sono sette anni infatti che il governo di Narendra Modi cerca di far accettare all'Ue le sue condizioni sul basmati e, di fronte alla necessità condivisa da indiani ed europei di sigillare nuovi accordi, sta cercando di ottenere una vittoria decisiva. Il Pakistan dal canto suo non si comporta diversamente. Nel 2023 Islamabad ha presentato a Bruxelles una richiesta analoga affinché vengano riconosciute la sua regione geografica protetta e i metodi di produzione: un'area che include, oltre al Punjab, i quattro distretti del Kashmir pachistano.
Il problema è che accogliere la richiesta implicherebbe il riconoscimento de facto delle rivendicazioni territoriali sulla regione contesa con l'India. Tanto per il Pakistan quanto per l'India l'eccezionalità del riso basmati (quasi religiosa) è un simbolo di orgoglio nazionale, che in passato era però diventato anche un simbolo di unità. Negli anni Duemila Islamabad aveva sostenuto lo sforzo di Nuova Delhi per cancellare i brevetti per produrre basmati della società statunitense RiceTec, accusata da entrambi i governi di “biopirateria”.
Nello stesso periodo indiani e pachistani avviarono un gruppo di lavoro per presentare una domanda congiunta all'Ue per il riconoscimento di una regione geografica condivisa. Ma l'attentato del 2008 a Mumbai, che ha provocato quasi 200 morti, ha azzerato la volontà di collaborare. Nel 2018 Nuova Delhi ha avanzato la domanda per conto proprio, mettendo in imbarazzo Bruxelles e scatenando le ire di Islamabad. Rispetto alle varietà generiche, il basmati viene venduto a circa 200-300 dollari in più per ogni tonnellata.
Godere dell'esclusiva sarebbe un grande successo, almeno per un breve periodo. Dopodiché il mercato e i consumatori imparerebbero a riconoscere la differenza tra le diciture di un pezzo di carta e le qualità di un riso.


