La bolla cinese
Non sono soltanto gli Stati Uniti a temere l’esplosione di una bolla finanziaria in un settore (nel loro caso l’AI) considerato strategico dal governo. La potente agenzia cinese per la pianificazione economica ha infatti messo in guardia dai rischi di una crisi nell’industria della robotica umanoide. In una rara dimostrazione pubblica di preoccupazione, la Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (Ndrc) ha evidenziato la proliferazione di robot umanoidi troppo simili tra loro, fabbricati ormai da oltre 150 aziende, tra vecchie e nuove e tra piccole e grandi.
L’invito alle imprese a prestare maggiore attenzione riflette il disagio di Pechino per gli investimenti in eccesso in un settore diventato un catalizzatore dell’economia, che il governo vuole far diventare un’altra punta di diamante della manifattura high-tech della Cina. La Ndrc si occupa della stesura e dell’attuazione dei piani quinquennali; è una delle massime autorità di pianificazione economica della Repubblica Popolare. Lo scorso giovedì il suo portavoce Li Chao ha spiegato alla stampa che bisogna impedire che un’ondata di androidi tutti uguali travolga il mercato, sottraendo risorse alle iniziative di ricerca e sviluppo che servono a creare prodotti realmente all’avanguardia
L’allarme di Li ricorda casi simili di investimenti eccessivi e disordinati in settori come il bike-sharing, il solare e i semiconduttori, che si sono conclusi con massicce riorganizzazioni che hanno spazzato via i player minori. In teoria può sembrare una naturale dinamica di mercato, ma l’economia cinese si basa su regole diverse da quelle statunitensi: l’esito della competizione sfrenata non ha gli stessi risultati, poiché in molti casi le imprese spazzate via non dovevano proprio nascere.
«Le industrie alla frontiera dell’high-tech sono state a lungo alle prese con la sfida di dover bilanciare la necessità di crescere velocemente con il rischio di bolle devastanti, un problema che adesso riguarda anche il settore dei robot umanoidi» ha detto Li ai giornalisti.
Le sue dichiarazioni hanno fatto crescere il valore azionario delle società più grandi, che dovrebbero beneficiare del fallimento di massa dei concorrenti minori, ma ciò non significa che poi avranno successo sul mercato globale né su quello interno, che in Cina rimane limitato nonostante gli 1,4 miliardi di abitanti. Pechino crede molto nella robotica umanoide: il Partito comunista cinese (Pcc) ha inserito il settore tra i sei nuovi fattori di crescita del Paese fino al 2030. Gli investimenti sono aumentati massicciamente dopo l’esibizione degli androidi danzanti della Unitree al gala del Capodanno cinese di febbraio.
Da allora i social sono pieni di video di androidi, prodotti da startup come Agibot e Galbo, che corrono maratone o servono bevande, mentre il Solactive China Humanoid Robotics Index — che traccia le azioni delle società di robot umanoidi — è cresciuto dall’inizio dell’anno di oltre il 30% (con un picco del 60% a ottobre). Tuttavia ci vorranno ancora diversi anni, probabilmente molti, prima di vedere un uso diffuso di robot umanoidi tra i consumatori e le imprese; pertanto il settore rischia di essere schiacciato da investimenti che diventano troppo grandi prima di diventare profittevoli.
Nonostante la spinta finanziaria, a novembre l’attività industriale cinese si è contratta per l’ottavo mese consecutivo, mentre l’attività dei servizi è scesa al minimo da tre anni, confermando quanto la debolezza persistente della domanda interna stia influenzando le prospettive economiche cinesi, anche dopo la tregua commerciale con gli Stati Uniti.




