La caduta del rublo
Dopo che il 21 novembre gli Stati Uniti hanno introdotto una nuova ondata di sanzioni al sistema bancario russo, il rublo è quasi collassato perdendo il 10% del valore rispetto sia al dollaro americano che allo yuan cinese. Dal massimo delle quotazioni raggiunto da quest'estate a oggi, la valuta di Mosca ha perso un quarto del valore e l'opinione degli esperti locali — e della Banca centrale russa — è che probabilmente non riuscirà a recuperarlo.
Le nuove sanzioni sono così incisive perché hanno colpito Gazprombank, l'unica banca russa ancora connessa al sistema internazionale Swift in funzione del suo ruolo nel pagamento delle forniture di gas all'Europa, nonché 50 piccoli istituti di credito che facilitavano le transazioni con paesi come Cina, Turchia e Kazakistan.
Ciò significa che l'economia russa dovrà affrontare ritardi prolungati dei pagamenti dall'estero, l'interruzione dei flussi di valuta e un ulteriore aumento dei costi delle transazioni per l'import/export; timori che hanno anche innescato un circolo vizioso in cui gli operatori di mercato russi aumentano gli acquisti di valuta straniera per assicurarsi di pagare le controparti, accelerando la caduta del rublo.
Tuttavia, anche se è vero che le sanzioni a Gazprombank e alle altre banche stanno danneggiando il rublo ritardando i pagamenti per le esportazioni di gas e petrolio, questo effetto si ridimensionerà nel breve periodo, quando gli esportatori di energia e le altre imprese avranno stabilito nuovi schemi di pagamento al riparo dalle sanzioni. I fondamentali dell'economia russa — e quindi del rublo —non sono cambiati, pertanto il sistema che alimenta la macchina bellica di Mosca riuscirà a sopravvivere, anche se la valuta nazionale continuerà a indebolirsi.
Gli analisti della Banca centrale e dei maggiori istituti di credito russi stimano che il tasso di cambio rublo/dollaro rimarrà nell'intervallo di 100-110 rubli per un dollaro. Prima della guerra oscillava intorno a 70-80 rubli, durante il crollo della settimana scorsa ha sfiorato 115 rubli. Il problema è che la debolezza del rublo, unita alla necessità delle imprese di affidarsi a elaborati schemi di pagamento per tenersi al riparo dalle sanzioni, renderà ancora più costose le importazioni, alimentando l'inflazione.
Un anno fa, quando il rublo si è avvicinato al tasso di cambio di 100 rubli per un dollaro, la governatrice Elvira Nabiullina ha aumentato i tassi di interesse di 3,5 punti percentuali e il Cremlino ha imposto agli esportatori di convertire in rubli l'80% della valuta straniera incassata (una misura poi ritirata). Ora però non ha più molto senso che Mosca cerchi a tutti i costi di tenere il tasso di cambio al di sotto dei 100 rubli per un dollaro, per il semplice motivo che tanto non ci riuscirebbe.
Secondo Alex Isakov, economista di Bloomberg che in passato ha lavorato per la Banca centrale russa, finora il regime di Vladimir Putin è stato in grado di proteggere la classe media dalle conseguenze peggiori della sua guerra di aggressione all'Ucraina, ma l'anno prossimo non riuscirà più a farlo. In linea con le previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi) e della Banca centrale russa, Isakov sostiene che nel 2025 la Russia dovrà affrontare una brusca frenata della crescita del Pil, il crollo degli investimenti nel settore privato, la riduzione dei consumi e il persistente aumento dell'inflazione.



