La questione cecena
La Cecenia potrebbe essere vicina al secondo passaggio di poteri da padre a figlio, aprendo una fase di transizione incerta nella regione più turbolenta della Russia. Il tirannico leader ceceno Ramzan Kadyrov ha solo 48 anni ma da tempo ci sono speculazioni sul suo stato di salute, in particolare dopo un ricovero d'urgenza a Mosca nel 2023 in circostanze mai del tutto chiarite. Kadyrov è famoso per mostrarsi spesso in pubblico e sui social con esibizioni di forza fra il ridicolo e l'inquietante — come giocare con animali feroci — ma negli ultimi mesi ha ridotto drasticamente le apparizioni e, quando l'ha fatto, ha mostrato difficoltà nel parlare e un aspetto gonfio, stanco e sofferente.
Secondo il giornale indipendente russo Novaya Gazeta, nel 2019 a Kadyrov è stata diagnosticata una necrosi al pancreas, una patologia grave che richiede cure intense e costanti. A Grozny, la capitale cecena, sembra si stia davvero preparando la successione. Il nome più quotato è quello del 17enne Adam (il terzo dei dodici figli di Kadyrov), sposatosi di recente con una cerimonia degna di un clan mafioso, con lo sposo che estrae la pistola e si mette a sparare colpi in aria. Mosca osserva con preoccupazione. La Cecenia è la repubblica della Federazione Russa più vicina all'essere una nazione indipendente, una realtà scomoda e irritante per il Cremlino.
All'atto pratico l'autonomia di Grozny è totale e per i russi andare in Cecenia è quasi come andare all'estero, un paese islamico dov'è vietato bere alcolici ed è imperativo rispettare attentamente determinati usi e costumi della Sharia (la legge sacra dell'Islam). La repubblica dei Kadyrov è dotata di una propria milizia da 25mila soldati nota per i metodi violenti e brutali (i kadyroviti) e di un esercito inquadrato in quello russo ma di fatto autonomo che — essendo la popolazione cecena molto più giovane e fertile della media russa — ha dato un grosso contributo allo sforzo bellico di Mosca in Ucraina.
Per Vladimir Putin la questione cecena è una spina nel fianco. Kadyrov è un suo alleato ma anche una mina vagante e —cosa per lui insopportabile — la stabilità delle relazioni tra Mosca e Grozny dipende dalla lealtà dei Kadyrov e non dalla sovranità del Cremlino, che normalmente decide chi e come può controllare che cosa in tutte le 83 realtà amministrative della Russia.
Lo status particolare di questa repubblica è la conseguenza di due guerre disastrose per Mosca con le milizie separatiste cecene, che con il crollo dell'Unione Sovietica cercarono di ottenere l'indipendenza. La prima guerra (1994-1996) gettò le basi per la seconda (1999-2009), che per Putin fu il battesimo del sangue della sua presidenza e, in qualche modo, l'evento che premiò il suo modo di agire bellicoso e spregiudicato facendolo diventare l'uomo forte della nuova Russia.
Ma a quale prezzo. La Cecenia di Kadyrov è il frutto avvelenato di quel conflitto, il risultato di un patto col diavolo. Akhmad Kadyrov, padre di Ramzan, era un leader dei separatisti che insieme al figlio combatté contro i russi nella prima guerra cecena e poi con loro nella seconda, tradendo i suoi compagni. Dopo la vittoria Akhmad diventò il referente di Mosca nella regione fino al 2004, quando venne ucciso in un attentato. Con la morte del padre il giovane Ramzan divenne il presidente ceceno, in una successione dinastica che scavalcava le leggi della Federazione Russa.
Quella storia sembra pronta a ripetersi, riaffermando l'eccezionalità della Cecenia dal resto della Russia, tra le speranze di Putin di poter godere di un altro ventennio di fedeltà e solidità del clan dei Kadyrov.



