Ladri di grano
L'invasione russa dell'Ucraina è anche una guerra che vede la Russia, grande potenza globale dell'agricoltura, aggredire una media potenza concorrente sottraendole territori coltivabili e quote di mercato. La regione del Mar Nero è un'importante fonte di derrate agroalimentari che dall'inizio del conflitto tiene sotto pressione i mercati mondiali di grano, altri cereali e olio di semi, anche se i rischi peggiori sono rientrati dopo il successo della controffensiva marittima di Kyiv che — neutralizzando l'assedio russo del Golfo di Odessa — ha restituito ai mercati globali volumi sufficienti di export agricolo ucraino.
Un dato che diventa grottesco se si pensa che nei colloqui con gli Stati Uniti la Russia ha messo tra le condizioni di un cessate il fuoco anche la tregua nel Mar Nero, con Mosca che si è lamentata delle sanzioni sul settore agroalimentare e dei fertilizzanti chiedendone la totale rimozione. In realtà, la Russia non è stata sottoposta a nessuna restrizione occidentale specifica su quei comparti. I problemi per i russi derivano dalle sanzioni alle banche e dall'esclusione dal sistema dei pagamenti internazionali Swift, che rendono “tossiche” e molto onerose le operazioni legate al noleggio delle navi e al commercio dei carichi.
Nonostante questo la Russia ha raggiunto nel 2024 un altro record storico nelle esportazioni di grano, sebbene i volumi dei raccolti dell'annata 2023/24 siano stati inferiori alle ottime stagioni precedenti, che tengono conto anche della produzione nei territori dell'Ucraina occupata. L'anno scorso Mosca ha infatti rubato almeno 2,2 milioni di tonnellate di grano ucraino, un dato illustrato con precisione nei documenti del Ministero dell'Agricoltura russo sotto la dicitura «raccolto nelle nuove regioni».

Nel 2024/25 (l'annata dei raccolti inizia a luglio) le esportazioni agricole russe dovrebbero rimanere ai livelli degli scorsi anni, con uno scenario ottimistico che prevede un'ulteriore crescita del 10%. L'altra faccia della medaglia di questi successi in tempi di guerra è il calo della redditività delle imprese russe del comparto (che in patria si traduce in un'alta inflazione alimentare), legato anch'esso alle conseguenze indirette delle sanzioni.
Il settore agroalimentare russo non è stato sanzionato dall'Occidente per non provocare vuoti di offerta sui mercati globali che avrebbero aumentato il rischio di carestie, inflazione e crisi nei Paesi in via di sviluppo. Tutt'ora l'Europa è un grande importatore di fertilizzanti russi. Nel frattempo, mentre Mosca sfruttava in maniera spregiudicata queste concessioni aumentando la produzione e le esportazioni di derrate alimentari, Kyiv non poteva trarre vantaggio da annate dal clima favorevole a causa dell'impraticabilità delle zone compromesse dal conflitto e dalla distruzione delle infrastrutture.
In base ai dati del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (Usda), nel periodo 2016-2020 le regioni oggi occupate di Donetsk, Luhansk, Cherson e Zaporizzja rappresentavano il 21% del grano, il 17% dell'orzo, il 14% della colza e il 19% dei semi di girasole prodotti in Ucraina. Presa complessivamente, la superficie coltivata del Paese aggredito si è contratta drasticamente. Secondo l'Usda, nell'annata 2023/24 le superfici coltivate a grano, mais e orzo si sono ridotte rispettivamente del 32%, 27% e 37% rispetto all'annata 2021/22. Dati che già non tengono conto delle regioni occupate, facendo emergere l'enormità del crimine di guerra subìto dall'Ucraina.


