L'asteroide nella stanza
Alla fine del 2021, quando la pandemia cominciava a diventare un ricordo e a due mesi dall'invasione russa dell'Ucraina, su Netflix usciva “Don't Look Up”. Un film con un ottimo cast che dipinge con la satira un ritratto desolante della società americana — e per estensione occidentale — rivelandone gli istinti peggiori, tra negazione della realtà e della scienza, le visioni di breve periodo della politica, il trionfo dell'avidità e il cedimento alla vanità di farsi acclamare dalla deficienza di massa.
La storia è quella dei disaster movie. Una dottoranda dell'Università del Michigan scopre una gigantesca cometa che in soli sei mesi si abbatterà sul pianeta Terra. Lei e il suo professore (uno sfigato finito nel dimenticatoio accademico) corrono a informare il governo, che però declassa la questione perché la presidente (una Donald Trump al femminile) è alle prese con uno scandalo in vista delle elezioni di metà mandato. L'ordine è quindi «Attendere e accertarsi».
I due si rivolgono così a giornali e televisioni, vengono ascoltati, ma anche i mass media e il pubblico ridicolizzano la minaccia. La dottoranda si dispera in diretta e viene sbeffeggiata sui social, il professore diventa un sex symbol e una star (come le virostar della pandemia). Lo scandalo della presidente intanto si aggrava e lei ha bisogno di dirottare l'attenzione, pertanto organizza una missione patriottica per colpire l'asteroide e alterarne la rotta.
Le cose sembrano andare per il meglio, ma ecco che interviene un visionario magnate dell'high-tech (una fusione fra Steve Jobs ed Elon Musk), proprietario di una super compagnia dell'intelligenza artificiale che fa anche cose alla SpaceX.
Il magnate, terzo uomo più ricco della storia e «finanziatore premium» della presidente, prende il controllo della Casa Bianca e annulla la missione per sostituirla con la sua (assurda) che prevede la frammentazione dell'asteroide in pezzi più piccoli da trasportare sulla Terra per impadronirsi dell'immensa quantità di minerali e terre rare in essi contenuti.
Nel frattempo il meteorite si avvicina, diventa visibile nel cielo e il mondo si divide fra chi è spaventato e ne esige la distruzione e chi urla all'allarmismo ingiustificato. Il partito della presidente sostiene un'accesa campagna con lo slogan «Don't look up!» (Non guardate su!), mentre i media (mass e social) continuano a cannibalizzare il fenomeno. La missione fallisce miseramente e la Terra viene distrutta.
L'autore e regista Adam McKay aveva ideato il film vedendo nella cometa una metafora del cambiamento climatico. Quando è uscito, non si poteva fare a meno di ripensare alla pandemia. Rivisto oggi “Don't Look Up” è ancora attuale, poiché c'è tutto: una popolazione divisa in fazioni incapaci di parlarsi, la convinzione delle autorità di poter governare il caos negando la realtà, la cieca fiducia nella tecnica e al contempo il disprezzo della scienza, la post verità, la pervasività della polarizzazione sui social, la febbre da apparizioni televisive degli esperti.
Volendo esplorare ulteriormente la metafora, la seconda presidenza Trump è l'asteroide che fino all'ultimo giorno i governi europei hanno finto di non vedere. Era lì anni fa, lontano ma visibile. Poi ha iniziato ad avvicinarsi e si vedeva sempre meglio, ma ciò nonostante in Europa si coltivava il desiderio che sarebbe stato debellato o che comunque non avrebbe fatto troppi danni.
Ora è qui, l'incarnazione finale di oltre un decennio di populismo che si è abbattuto sulle democrazie per sovvertirle. Se poi ci riuscirà resta da vedere, tuttavia sono ancora in tanti a sperare che la realtà non sia questa.
Ironia del destino, tre mesi fa gli astronomi hanno individuato un vero asteroide che potrebbe colpire la terra nel 2032, nominato “2024 YR4”. Secondo le ultime osservazioni la probabilità d'impatto è crollata allo 0,001% ma c'è una piccola possibilità che colpisca la Luna. Come per tante altre cose, gli esperti hanno detto che sarà necessaria una «sorveglianza attiva».


