L'indottrinamento dei dati
Non è dovuto passare molto tempo. Negli ultimi sei mesi Donald Trump ha messo le mani su tutte le istituzioni degli Stati Uniti che possono produrre informazioni scomode alla sua propaganda, pertanto era inevitabile che a un certo punto sarebbe arrivato il turno degli istituti che raccolgono e analizzano i dati macroeconomici. Di fronte alla prima rilevazione negativa Trump ha licenziato la commissaria del Bureau of Labour Statistics (Bls), l'agenzia che segue l'andamento del mercato del lavoro statunitense, una delle fonti primarie di statistiche sull'andamento dell'economia nel breve e nel medio periodo. Trump ha scritto sul suo social personale Truth che la commissaria Erika McEntarfer aveva «truccato» le rilevazioni sui posti di lavoro «per mettere in cattiva luce i Repubblicani, e me».
In base ai dati del Bls, a luglio negli Usa sono stati creati solo 73mila nuovi posti di lavoro, una cifra lontana dai 109mila previsti. L'agenzia ha inoltre corretto al ribasso la crescita dell'occupazione comunicata a maggio e a giugno (che Trump aveva invece accolto con entusiasmo), registrando 250mila posti di lavoro in meno rispetto a quanto rilevato in precedenza. Tolta la pandemia, è la più grande revisione al ribasso dal 1979. Tuttavia non è insolito che il Bls modifichi le statistiche man mano che arrivano nuovi dati, poiché si tratta di un istituto che fornisce rilevazioni mensili con informazioni incomplete in attesa di pubblicare il rapporto definitivo alla fine dell'anno fiscale. Anche durante la presidenza di Joe Biden le statistiche venivano corrette più volte.
Ma non è questo il problema della Casa Bianca. Gli aggiornamenti del Bls sono coerenti con altri indicatori che mostrano il rallentamento dell'economia stroncando la retorica di Trump, che venerdì aveva scritto trionfalmente (sempre su Truth) che sotto la sua amministrazione l'economia americana stava crescendo in modo straordinario. Nella stessa giornata i principali indici del mercato azionario statunitense hanno tutti chiuso in netto ribasso. Alcuni economisti ipotizzano che i dati sul lavoro riflettano i timori delle piccole e medie imprese, più vulnerabili al costo dei dazi (sono loro a pagarli) e più lente a comunicare al Bls i dati aggiornati (cosa che spiegherebbe anche la forte revisione).
Ciò non significa che l'economia degli Usa stia andando in rovina, ma è un evidente segnale della sfiducia delle aziende. Secondo Paul Krugman, premio Nobel dell'economia nel 2008, il modo in cui è stata licenziata McEntarfer è molto preoccupante poiché mostra la facilità con cui Trump può reagire in maniera scomposta e arbitraria alle notizie sgradite.
I rapporti del Bls sono un punto di riferimento per gli analisti economici e finanziari; l'istituto è considerato apartitico, professionale e rigoroso. “Friends of Bls”, un gruppo che comprende due ex commissari dell'agenzia — tra cui William Beach, nominato da Trump — ha criticato il licenziamento di McEntarfer, contestando in modo particolare l'accusa di falsificazione delle rilevazioni per colpire il governo: «Quando i leader di altre nazioni hanno politicizzato i dati economici e distrutto la fiducia nella loro infrastruttura di elaborazione statistica, le conseguenze sono state terribili».
Il giro di vite sul Bls arriva in un momento in cui i mercati sono preoccupati per l'ingerenza di Trump nei confronti della politica monetaria della Federal Reserve. Nel frattempo il consigliere economico della Casa Bianca, Peter Navarro, ha proposto di assegnare il Nobel per l'economia a Trump, l'uomo che a suo dire «sta ristrutturando il commercio internazionale».



