L'isola spezzata
Nel fine settimana si sono tenute le elezioni presidenziali nell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord, con un risultato sorprendente e, nel suo piccolo, in controtendenza rispetto all’ondata di nazionalismo esasperato e intollerante che attraversa il mondo. A vincere è stato il candidato europeista di sinistra Tufan Erhürman, che ha sconfitto con il 62,8% dei voti il presidente uscente Ersin Tatar, uno sciovinista allineato al pensiero politico del leader turco Recep Tayyip Erdoğan.
L’esito di queste elezioni potrebbe rilanciare i negoziati per la riunificazione dell’isola (naufragati l’ultima volta nel 2017) in base alla soluzione federale sostenuta da Erhürman e ampiamente dibattuta in campagna elettorale. L’isola di Cipro è divisa in due dal 1974, quando la Turchia la invase per difendere la popolazione turco-cipriota da un colpo di Stato organizzato dai greco-ciprioti, sostenuti dalla dittatura dei colonnelli della Grecia di allora.
Il conflitto si concluse con l’occupazione turca della parte settentrionale del territorio, che nel 1983 dichiarò l’indipendenza diventando uno Stato non riconosciuto da nessuno tranne la Turchia, contrapposto alla Repubblica di Cipro, divenuta nel 2004 uno Stato membro dell’Unione Europea e dove la popolazione è a maggioranza greco-cipriota. La capitale di Cipro Nord è la città di Lefkoşa, che non è altro che il nome in turco di Nicosia, la capitale di Cipro. I due territori sono divisi da una zona cuscinetto sotto tutela delle Nazioni Unite (che sostengono la riunificazione).
Un conflitto congelato da quasi cinquant’anni, che nel corso dei decenni ha avuto fasi alterne di negoziati promettenti o deludenti. Negli ultimi anni Erdoğan ha stressato parecchio la questione, non soltanto per alimentare la sua retorica “pan-turca” e “neo ottomana” ma anche per rivendicare — con delle forzature geografiche mozzafiato — alcune Zone economiche esclusive (Zee) del Mediterraneo dove si trovano ricchi giacimenti di gas naturale.
Per questi motivi sorprende vedere che a Cipro Nord si sono tenute senza problemi delle elezioni più trasparenti di quelle che ormai avvengono in Turchia, dove i leader dell’opposizione finiscono in carcere con accuse strumentali. Erhürman propone di riunificare Cipro creando una federazione tra i due territori, che si governerebbero in autonomia (come i cantoni svizzeri). Nel concreto si tratterebbe di federare Cipro Nord a Cipro, permettendo ai circa 410mila abitanti della parte turca di entrare a far parte dell’Ue.
Al contrario, il presidente uscente Tatar sostiene il riconoscimento internazionale della divisione e una annessione di fatto del territorio alla Turchia, una posizione inaccettabile per Nicosia. La vittoria di Erhürman ha mostrato che i turco-ciprioti sono in maggioranza laici e stanchi delle politiche isolazioniste di Tatar, volte a erodere l’identità cipriota in favore di quella turca e islamista. Dopo la sconfitta dell’alleato, Erdoğan ha detto che Ankara continuerà a difendere «la sovranità e gli interessi dei turchi ciprioti».
Una delle questioni più spinose del negoziato è infatti il ritiro dei militari turchi da Cipro Nord: ancora oggi sono 45mila. Niyazi Kızılyürek, parlamentare europeo di Cipro ma turco-cipriota, ha detto che la vittoria di Erhürman è un test per i greco-ciprioti, dato che adesso non hanno più scuse per non affrontare la questione. «È facile fare a meno di trattare quando l’altra parte non vuole negoziare, com’era con Tatar» ha detto Kızılyürek al Guardian. «Ora però Nicosia sarà costretta ad ascoltare le richieste del nuovo leader turco-cipriota».



