Lula e Xi cercano una difficile sinergia
Nelle ultime due settimane la Cina ha messo in mostra tutto il suo interesse per l'America Latina, la regione continentale che gli Stati Uniti considerano ancora come il proprio “cortile di casa”. Il leader cinese Xi Jinping è stato prima a Lima, in Perù, per l'inaugurazione del megaporto di Chancay — parte della Belt and Road Initiative, nota anche come Nuova via della seta — e per il vertice della Cooperazione economica dell'Asia-Pacifico (Apec). Dopodiché si è recato a Rio de Janeiro, in Brasile, per il summit del G20 e un bilaterale con il presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
I due leader hanno firmato 37 nuovi accordi e deciso l'incremento di un fondo di cooperazione per finanziare progetti infrastrutturali strategici in Brasile, in una visita di Stato che ha sottolineato l'allontanamento di Lula dagli Stati Uniti e la rinnovata fiducia nella sua scommessa su Pechino.
Fra gli accordi principali ci sono la maggiore apertura del mercato cinese alle importazioni di prodotti agroalimentari brasiliani (di cui la Cina ha bisogno per rafforzare la propria sicurezza alimentare); la partnership fra la società cinese di satelliti SpaceSail (rivale esplicito della Starlink di Elon Musk) e la società pubblica delle telecomunicazioni Telebras; il prestito di 5 miliardi di yuan (pari a 690 milioni di dollari) erogato dalla Banca cinese per lo sviluppo alla banca statale brasiliana Bndes, la prima operazione di questo tipo denominata in valuta cinese.
«Stabiliremo sinergie fra le strategie di sviluppo del Brasile —come il Nuovo piano per l'industria brasiliana, il Programma delle rotte di integrazione sudamericane, il Piano di trasformazione ecologica — e la Belt and Road Initiative cinese» ha detto Lula. «Le relazioni Cina-Brasile sono nel loro momento migliore» ha risposto Xi, confermando tutte le parole del leader brasiliano e descrivendo con enfasi la «partnership d'oro» fra i due Paesi e l'appartenenza alla «comunità dal futuro condiviso».
Tuttavia, fra i due membri del Brics ci sono degli interessi in conflitto difficili da mediare: la Cina vede nel Brasile un grande mercato di sbocco per le sue merci, una visione che contrasta con l'idea di Lula di sviluppare il settore manifatturiero brasiliano per scalare le catene dei valori globali.
L'economia brasiliana è la seconda delle Americhe, ma si basa eccessivamente sullo sfruttamento delle materie prime e sull'esportazione di prodotti di base o semilavorati, senza creare sufficiente valore aggiunto attraverso l'industria. Un limite strutturale che impedisce un'ulteriore crescita del paese nel lungo periodo. Lula vorrebbe trasformare il sistema produttivo del Brasile intercettando gli investimenti cinesi, con la speranza di trarre vantaggio dalla Belt and Road Initiative ma senza aderirvi formalmente.
A complicare ulteriormente le cose è il surplus commerciale del Brasile nei confronti della Cina, che l'anno scorso ha raggiunto la cifra record di 51 miliardi di dollari. Un successo che rende difficile per Lula opporsi alle richieste di Xi di riequilibrare l'interscambio aprendosi maggiormente alle importazioni di beni cinesi, estremamente competitivi, cosi soffocando sul nascere lo sviluppo del settore manifatturiero brasiliano.
Nel frattempo l'intensificarsi dei legami fra Pechino e Brasilia sta suscitando il nervosismo di Washington. Il mese scorso la rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Katherine Tai, ha detto al governo brasiliano di valutare molto attentamente i rischi di un'eventuale adesione ufficiale alla Belt and Road Initiative.


