Repressione digitale
L’autorità cinese che controlla il cyberspazio ha avviato una campagna per eliminare dai siti Internet e dai social media i contenuti che esprimono «sentimenti di negatività, abbattimento o pessimismo», con l’intenzione dichiarata di creare un ambiente online «più civile e razionale». Al contempo, il governo ha introdotto un nuovo codice di condotta per regolare la presenza delle religioni nello spazio digitale, con l’obiettivo di limitare la crescente commercializzazione delle pratiche spirituali dopo anni in cui i social e le chat hanno creato un nuovo spazio d’azione per monaci, predicatori, indovini e cartomanti.
In Cina il controllo sulle informazioni che circolano sul web è pressoché totale: una macchina di sorveglianza che grazie all’evoluzione della tecnologia e all’assenza di un vero Stato di diritto quasi non ha limiti, se non la volontà del Partito comunista cinese (Pcc) di usarne fino in fondo il potere. Questo sistema si basa su una combinazione di software e controllo diretto, il cui obiettivo non è tanto la rimozione di ogni contenuto di dissenso, quanto evitare la diffusione — anche per periodi limitati — di alcune informazioni considerate problematiche dal Pcc.
La decisione dell’Amministrazione cinese del cyberspazio (Cac) di eliminare i contenuti che esprimono pessimismo e negatività è però abbastanza inusuale. La campagna, annunciata lo scorso lunedì, dovrebbe durare soltanto due mesi e prevede sanzioni per gli influencer (un settore molto vivace in Cina), che nei casi più gravi possono portare alla totale rimozione degli account. La Cac ha chiesto alle piattaforme social più usate — come Weibo, Douyin, BiliBili e Xiaohongshu — di rimuovere i contenuti “problematici” in autonomia, senza aspettare l’avviso delle autorità.
Alcuni influencer sono già stati puniti, o con la sospensione temporanea dell’account o con il blocco dell’aggiunta di nuovi follower. Il caso più clamoroso è quello di Lan Zhanfei, un travel blogger 33enne seguito da 25 milioni di persone, colpevole di aver trasmesso un messaggio che predilige la scelta di viaggiare liberamente rispetto a quella di spendere i propri soldi per sposarsi e fare figli. Nel mirino della Cac ci sono anche le teorie complottiste e i contenuti che amplificano una singola notizia negativa per alimentare il malcontento.
Secondo il professor Xie Mao-song, ricercatore della prestigiosa Università di Tsinghua, la leadership del Pcc «è preoccupata per la mentalità dei giovani cinesi e vuole guidarli nella giusta direzione, affrontando in modo mirato i loro sentimenti negativi». La causa maggiore di questo pessimismo è l’andamento (relativamente) modesto dell’economia, che rispetto ai tempi dell’inarrestabile crescita a doppia cifra ha portato a un brusco ridimensionamento delle prospettive di affermazione personale.
I giovani cinesi di oggi sono più istruiti dei loro genitori ma il futuro gli appare meno roseo e, soprattutto, si trovano ad affrontare grossi problemi di disoccupazione e sotto-occupazione rispetto ai propri studi. Per esempio, fra i contenuti rimossi ci sono alcuni video che mostravano i neolaureati lavorare come rider e abitare nei dormitori condivisi. L’iniziativa riflette una ferma convinzione di Pechino: quello che accade nello spazio digitale non rimane confinato al suo interno. Internet è visto come un moltiplicatore di emozioni collettive, capace di trasformare il malcontento di singoli individui in un fenomeno di massa.
Per questo il Pcc ritiene fondamentale intervenire preventivamente, ammesso che sia possibile fermare la voglia dei nuovi cinesi di pensare liberamente e di condividere i propri sentimenti e idee.


