Ridisegnare il Congresso
La battaglia politica negli Stati Uniti si combatte anche ridisegnando i confini dei distretti elettorali per facilitare il successo dei repubblicani nelle elezioni di metà mandato di novembre 2026, in cui Donald Trump si gioca la maggioranza al Congresso e la possibilità di governare per altri due anni legiferando a suo piacimento. È per questo che 50 parlamentari democratici dello Stato del Texas si sono resi irreperibili fino a diventare dei ricercati dalla polizia, in una tattica estrema di ostruzionismo per boicottare il voto con cui il governo repubblicano locale vuole cambiare i confini dei distretti elettorali.
In teoria non c'è niente di male nel modificare le circoscrizioni in cui vengono eletti i rappresentanti della Camera dei deputati, l'assemblea che insieme al Senato compone il Congresso statunitense. Negli Usa la procedura del “redistricting” viene usata abbastanza spesso per seguire i continui sviluppi urbanistico-demografici di molte aree del Paese. Il problema è quando le modifiche vengono fatte con obiettivi strumentali, una pratica nota come “gerrymandering” che consiste nel disegnare linee di confine molto artificiose con lo scopo di inserire dentro la circoscrizione la maggior parte di elettori che votano un determinato partito.
Per esempio, si può disegnare un lungo e contorto distretto spezzettando le città per fare in modo di mettere in minoranza la popolazione urbana rispetto a quella rurale, o viceversa. In un sistema maggioritario con collegi uninominali questo può fare la differenza.
Il nome della pratica, ampiamente usata sia dai repubblicani che dai democratici, deriva dalla fusione di Elbridge Gerry (governatore del Massachusetts nel 1810) e la parola “salamander”, poiché un collegio da lui disegnato aveva una forma talmente bizzarra da ricordare una salamandra.
La modifica delle circoscrizioni elettorali è infatti una competenza dei 50 Stati federati, non della Casa Bianca o del Congresso. In Texas la situazione è sfuggita di mano quando il governatore Greg Abbott — un trumpiano di ferro — ha portato nel parlamento di Austin la legge per modificare i distretti elettorali in funzione della crescita del consenso per i repubblicani e per Trump fra i latino-americani (o ispanici), che ormai rappresentano oltre il 40% della popolazione texana. Secondo le stime, il disegno dei nuovi collegi permetterebbe ai repubblicani di vincere cinque seggi in più rispetto ai 25 conquistati nel 2024 (il Texas esprime 38 deputati alla Camera).
La maggioranza di Abbott è schiacciante e la legge sarebbe passata senza intoppi, pertanto i democratici hanno disertato l'aula per boicottare il voto facendo mancare il numero legale. La reazione del governatore texano è stata furibonda: ha spiccato un mandato di cattura per ogni parlamentare assente, in base al quale le polizie dello Stato avrebbero dovuto portarli in aula, anche contro la loro volontà. I parlamentari si sono quindi rifugiati in alcuni Stati governati da democratici mentre da Washington un senatore repubblicano del Texas ha chiesto l'intervento dell'Fbi.
Abbott ha detto che considera la protesta dei parlamentari democratici una forma di rinuncia alla carica, dando inizio al procedimento per rimuoverli dall'incarico con il pretesto della sede vacante. La contesa probabilmente arriverà fino alla Corte suprema del Texas, ma nel frattempo la vicenda ha già innescato un'escalation da una costa all'altra degli Usa, con i repubblicani che ora valutano la possibilità di ridisegnare le circoscrizioni elettorali anche in Missouri, Indiana e Ohio, incontrando la risposta dei democratici che minacciano di fare lo stesso in California, IIlinois, New York e Maryland.





