Sinergie pericolose
Un’inchiesta della Reuters ha rivelato che almeno due aziende cinesi hanno fornito droni militari a lungo raggio alle Forze armate russe, nell’ambito di una collaborazione fianco a fianco che ha visto specialisti cinesi recarsi in Russia per valutare i risultati sul campo nel teatro bellico ucraino e avviare la produzione direttamente nel paese aggressore. Lo scorso anno, la Reuters aveva ricevuto le prime informazioni su un programma russo-cinese segreto per produrre nella Repubblica Popolare droni da guerra da usare in Ucraina. Ora sono emerse prove e dettagli che indicano un coinvolgimento della Cina di gran lunga superiore rispetto a quanto si sapeva finora, paragonabile a quello dell’Iran nello sviluppo della versione russa dei droni Shahed-136.
Secondo due funzionari europei e alcuni documenti visionati dai giornalisti della nota agenzia di stampa, nel secondo trimestre del 2024 esperti cinesi hanno visitato più volte gli impianti del produttore russo di armamenti Iemz Kupol, una società che in Cina ha sviluppato un nuovo drone, il Garpiya-3 (un modello simile allo Shahed-136), progettato e costruito grazie all’aiuto di specialisti locali. Nello stesso periodo la Kupol ha ricevuto diverse spedizioni di droni d’attacco e sorveglianza fabbricati dalla Sichuan Aee, un produttore cinese di droni. La fornitura è stata gestita dalla Tsk Vektor, appaltatore russo della Difesa. Tutte le società nominate sono da tempo sottoposte sanzioni dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.
I funzionari europei, che hanno parlato in via riservata, hanno spiegato che il livello di collaborazione tra la Kupol e le aziende cinesi è molto strutturato e soprattutto in forte crescita, dimostrandosi fondamentale nel modificare gli equilibri del conflitto in Ucraina. Fra i documenti visionati dalla Reuters ci sono fatture commerciali ed estratti di conti bancari con dati precisi, lasciando poco spazio a dubbi sulla loro autenticità. A differenza di quanto accade di solito in questi casi, il Ministero degli Esteri cinese ha risposto alle domande dell’agenzia, affermando di essere all’oscuro della collaborazione.
«Pechino ha sempre mantenuto una posizione obiettiva ed equa sulla crisi ucraina, non fornendo mai armi letali a nessuna delle parti in conflitto e controllando rigorosamente le esportazioni di componenti e manufatti a duplice uso (civile e militare, ndr.), compresi i droni» recita la dichiarazione.
Il Cremlino, il Ministero della Difesa russo, la Kupol, la Tsk Vektor e la Sichuan Aae non hanno invece risposto alla richiesta di un commento. A rivelare un ulteriore collegamento tra la Kupol e un’azienda cinese c’è il rapporto su un test di volo per valutare le prestazioni di un drone della Hunan Haotianyi, un modello militare avanzato a decollo verticale con funzioni di sorveglianza, ricognizione e (con modifiche) anche d’attacco. Come sottolineato dal Ministero degli Esteri, Pechino si dichiara neutrale nella guerra in Ucraina e ha sempre respinto le accuse di aver fornito armamenti alla Russia, nonostante le evidenze sulle esportazioni dalla Cina di componenti a duplice uso per l’apparato militare-industriale russo.
Dal canto suo, l’Occidente si rivolge spesso a Xi Jinping come a un partner per mediare la fine del conflitto, invitandolo a condannare l’aggressione a Kyiv e a fare pressione su Vladimir Putin affinché accetti un vero negoziato. L’inchiesta della Reuters sposta però la questione su un altro livello, mostrando che Pechino non può rivendicare la totale estraneità ala guerra, poiché sta — come minimo — permettendo che le imprese cinesi forniscano a Mosca armi letali da usare in Ucraina.


